L'esperimento nelle Scienze dello spirito

Data inizio
1 ottobre 2004
Durata (mesi) 
36
Dipartimenti
Scienze Umane
Responsabili (o referenti locali)
Lombardo Mario

La distinzione fra psicologia filosofica e psicologia scientifica consiste prevalentemente nella differenza dell’atteggiamento cognitivo. O prevalgono interessi alla verità delle concezioni metafisiche, all’unità della vita psicofisica, alla coscienza dell’identità personale, ai valori distintivi del comportamento, all’intuizione immediata della differenza utile-nocivo in funzione della vita; oppure prevalgono interessi verso modelli matematici che simulino le dinamiche mentali ed alla certezza dell’analisi di quei fenomeni di coscienza che sono misurabili e sperimentalmente comparabili, ossia le funzioni percettive, il piacere e dolore, l’attrazione e ripulsione, e le funzioni espressive. Sul finire dell’Ottocento la distinzione si è già risolta in opposizione, non senza la tacita connivenza tra le parti, i filosofi a stigmatizzare la cecità speculativa degli psicologi sperimentali, e questi ultimi a vantare contro i primi i risultati finalmente oggettivi di una nuova scienza umana, metodicamente improntata alla fisiologia.
Ma, se si considera la psicologia senza interessi tangenziali, l’opposizione fra le differenti competenze disciplinari rimane sorretta da una base di ideazioni umanistiche condivise. Il trattato pionieristico pubblicato da Christian Wolff nel 1732, Psychologia empirica metodo scientifica pertractata, prelude dicendo che è opportuno definire all’inizio della trattazione la nozione intuitiva di “perfezione” dell’oggetto, la quale, vera o presunta, modalizza ogni coscienza personale ed influenza le sue rappresentazioni e valutazioni degli oggetti, rendendo così conto delle tonalità affettive della “voluttà” e del “tedio”, dell’appetito e dell’avversione. Veniva auspicata l’introduzione di una nuova disciplina, la psicometria, la quale «propone la cognizione matematica della mente umana» (Psy. emp., § 522). Posto che la voluptas sia la «cognizione intuitiva della perfezione di ciascuna cosa, o che sia vera o che sia apparente», lo psicologo deve procedere a misurare (metiri) i gradi di voluptas che si esprimono in sensazioni ed espressioni determinate, desumendo da tali misurazioni conoscenze sui gradi di perfezione supposta dal soggetto, perché tale nozione di perfezione è ragione sufficiente delle tonalità affettive ed emotive misurate, sussistendo tra causa ideale ed effetto percettivo una proporzionalità determinata. In base al principio secondo il quale la misura di un effetto è proporzionale alla forza della causa, la psicometria si sarebbe potuta applicare a tutte le facoltà psichiche, sia quelle “inferiori” (memoria, piacere/dolore, eccetera), sia quelle “superiori” (attenzione, giudizio, libertà di scelta), «rendendo certe» le conoscenze psicologiche. Questi prestazioni scientifiche vanno però subordinate a due condizioni metodiche: che lo psicologo formuli per se stesso una “definizione ragionata” della perfezione dei suoi oggetti, e che “inventi” una “misura” che sia adeguata a trattare questi matematicamente. Quanto al primo requisito, Wolff propose questa definizione: «La perfezione è consenso nella diversità, ossia di molti elementi tra loro differenti in uno. Chiamo consenso la convergenza a conseguire un risultato» (Ontol., § 503).
L’auspicio di Wolff non potè evitare la disgiunzione tra psicologia scientifica e psicologia filosofica nella stessa disciplina chiamata “psicometria”, ma a partire dalla fine dell’Ottocento anche la psicologia filosofica iniziò ad escogitare forme di esperimento appropriate alle scienze dello spirito. Con quest’ultima denominazione si indicano (nel preciso senso dato da Dilthey a queste discipline) le “scienze dell’esperienza interiore”. Metodi sperimentali appropriati ad esse sono la completezza della descrizione storica, l’esperimento mentale, l’ideazione di mondi possibili alternativi, gli “esperimenti impossibili” che convalidano ipotesi di ragionamenti inconsci, le simulazioni di connessioni causali probabili con apparati digitali , ecc.
La ricerca che si propone tende a descrivere le varie forma di esperimento escogitate nella psicologia filosofica (considerata, secondo W. Dilthey, la scienza dello spirito per antonomasia) in due tempi: prima dall’anno di pubblicazione della Psych. emp. (1732) di Wolff al 1883, anno di apparizione dell’opera programmatica di Dilthey Introduzione alle scienze dello spirito, e poi dall’epoca di Dilthey ad oggi.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Collaboratori esterni

Guido Cusinato
di Verona Filosofia prof. di liceo

Attività

Strutture