Alla salute ! uso ed abuso di alcool tra i giovani

Starting date
September 1, 2004
Duration (months)
24
Departments
Culture and Civilisation
Managers or local contacts
Secondulfo Domenico

L’attuale emergenza nell’universo giovanile.
Pur essendo rara una sindrome da dipendenza alcolica in età giovanile, ad esempio tra i 15 ed i 25 anni, non dobbiamo dimenticare che la dipendenza da parte dell’organismo è frutto di anni di abuso reiterato che spesso inizia proprio nella fascia d’età esemplificata. A tal proposito, non possono non suscitare preoccupazioni i dati presentati alla Conferenza di Stoccolma dell’OMS su “Giovani e alcol” dai quali si rileva come “in Europa, una morte su quattro uomini tra i 15 ed i 29 anni è correlata al consumo di alcol (…) Nel complesso 55.000 giovani europei sono morti nel 1999 per cause legate all’uso di alcol”.
Se le cifre europee risultano allarmanti, quelle italiane non sono da meno: l’Istituto Superiore di Sanità - OSSFAD in collaborazione con WHO , ha recentemente presentato un’elaborazione sui dati Multiscopo Istat dell’anno 2000. Nel periodo 1995-2000, tra i giovani di età compresa tra i 14 ed i 24 anni è complessivamente diminuito il numero degli astemi. L’abitudine al consumo tende ad avvenire fuori dai pasti, accompagnandolo a modalità nocive quali, ad esempio, le quantità inadeguate e la concentrazione in una singola occasione. L’aumento considerevole di giovani che consumano vino, birra e amari si riscontra soprattutto nella fascia di età che va dai 14 ai 17 anni con un incremento costante specie da parte delle teenager. Circa 5.000 maschi e 11.000 femmine dichiarano di bere oltre mezzo litro di vino al giorno, mentre oltre 500.000 maschi e quasi 300.000 femmine consumano birra (Scafato, 2003). Questo incremento di eccesso al femminile risulta estremamente preoccupante, in quanto consente di prevedere una probabilità più elevata di alcolismo cronico nel futuro di queste giovani donne, anche a causa della loro maggior vulnerabilità fisiologica. Nell’organismo femminile è infatti assente l’alcoldeidrogenasi, un enzima deputato alla metabolizzazione - cioè alla demolizione - dell’alcol ingerito che invece è presente nell’organismo maschile e questo rende la donna più vulnerabile ai danni ed alle conseguenze provocati dall’abuso di alcol.
Progetto della ricerca.
A fronte di questo incremento dei consumi giovanili, potrebbe essere utile svolgere un’indagine conoscitiva mirata, che permetta di ottenere un grado maggiore d’informazione su questo problema e che consenta una valutazione delle modalità e delle motivazioni legate all’assunzione di sostanze alcoliche. La ricaduta informativa dei risultati ottenuti da questa indagine, può risultare interessante non soltanto nei termini di una maggiore conoscenza del problema da parte della comunità scientifica, ma anche al fine di fornire notizie utili e chiarimenti ai familiari ed a coloro che quotidianamente operano a contatto con i giovani, rafforzando quell’attività di informazione preventiva che potrebbe rivelarsi determinante nel ridurre la dimensione del problema stesso.
Una prima raccolta informativa può avvenire attraverso l’analisi dei dati già disponibili presso fonti specifiche, quali centri di aiuto ed istituzioni sanitarie, ma anche quelli derivati da particolari iniziative adottate da Comuni, Province o Regioni per l’ampliamento della conoscenza sul disagio giovanile . L’esame minuzioso di questi dati dovrà tendere in modo particolare a mettere in luce gli aspetti quantitativi del problema: quantità di alcol consumate, numero di bevitori, aree a maggiore sofferenza, stratificazione del problema per età, genere e ceto sociale di appartenenza.
Una seconda fase d’indagine, attraverso la raccolta di colloqui in profondità (storie di vita, focus group, ed altre tecniche che si riterranno utili), avrà lo scopo di verificare quali siano le motivazioni prevalenti che stimolano i giovani verso il consumo e l’eventuale abuso. Sembra ad esempio, opportuno constatare in che proporzione l’alcol venga utilizzato:
come sostanza ricreativa, associandola quindi ad un concetto di “socialità giovanile” per scelta o per imitazione, atta a soddisfare la necessità di andare velocemente “su di giri”, vincere timidezza ed inibizioni durante una serata in compagnia apparendo più disinvolti, oppure
come sostanza obliante, ossia se questo incremento nel consumo sia frutto di un disagio più profondo e diffuso, di un rifiuto nell’affrontare la realtà, di una incapacità ad affrontare le difficoltà insite nella vita quotidiana e, forse, di un’assenza di valori in cui credere.
Il tutto con particolare riferimento all’universo femminile data .la specificità dell’incremento registrato.
L’importanza di questa ricerca, ed il suo contributo sociale prima che scientifico, oltre nella criticità dell’oggetto, è da rinvenirsi proprio nei risultati che si potranno ad ottenere. Una conoscenza più approfondita dei modelli e dei rituali di consumo e delle motivazioni che inducono i giovani a bere, potrebbe divenire la base necessaria su cui poter impostare delle azioni di prevenzione o di intervento, in una logica di educazione alla salute, sia all’interno dell’ambito familiare (nel quale non sempre vi è un possesso delle necessarie informazioni da trasmettere) che a livello istituzionale.

Bibliografia.
Cooper A.M. (1992) Modelli del bere in Italia: un contributo per teorie e politiche, in Rolli A. – Cottino A. (1992) a cura di Le culture dell’alcol.
Cottino A. – Morgan P. (1985) Profile: Italy, in Marcus Grant (ed.), Alcohol Policies, WHO Regional Publications European Series, 18, Copenhagen.
Fabbrini A. – Melucci A. (1992) L’età dell’oro. Adolescenti tra sogno ed esperienza. Feltrinelli, Milano.
Ministero della Salute (2000) Relazione dell’attività nel settore dell’alcoldipendenza. Anno 2000.
Organizzazione Mondiale della Sanità (2001) Relazione della Conferenza Europea dei Ministri su “Giovani e alcol” in “The Globe”, n. 1/2001.
Rolli A. – Cottino A. (1992) a cura di Le culture dell’alcol: sociologia del bere quotidiano tra teoria e intervento, Franco Angeli, Milano.

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