Training didactics (2013/2014)

Course not running

Course code
4S02433
Name of lecturer
Giuseppe Tacconi
Coordinator
Giuseppe Tacconi
Number of ECTS credits allocated
12
Academic sector
M-PED/04 - EDUCATIONAL RESEARCH
Language of instruction
Italian
Location
VERONA
Period
Sem IIA, Sem IIB

Lesson timetable

Learning outcomes

A teaching approach does not only belong to the field of education. Indeed it is possible to think of a form of teaching which is specific to a learning context within vocational training and work, aiming to derive knowledge from and through practical activities. The course aims at:
- providing students with a general overview on current vocational education and training system;
- introducing an epistemology of practice based on a reflective rationality;
- introducing a phenomenological and narrative approach to the study the work practices;
- helping students to devise concrete didactic tools able to enhance a style of learning which values experience, context and the relationship.

Syllabus

The course will deal with the following topics:
- Vocational education and training as a specific context for reflecting upon teaching approach;
- Understanding the relevance of work practice for the improvement of vocational education practices;
- Epistemology of practice based upon reflection in/on action;
- Work practice and personal experience as sources of knowledge;
- Analysis of work practice and narrative inquiry;
- Novels as source for research and tool for vocational education;
- Teaching approach in vocational training as didactics of reflected experience;
- The relationship between learning and work.

Bibliography:

LIPARI D. (2012), Formatori. Etnografia di un arcipelago professionale, FrancoAngeli, Milano, pp. 429.

TACCONI G. (2011), La didattica al lavoro. Analisi delle pratiche educative nell’Istruzione e formazione professionale, FrancoAngeli, Milano, pp. 336.

PASTORE S. (2012), Lavoro e apprendimento. Intersezioni didattiche, Guerini e Associati, Milano, pp. 167.

BIGATTI G., LUPO G. (2013), a cura di, Fabbrica di carta. I libri che raccontano l'Italia industriale, Laterza, Roma-Bari.

LEVI P. (1978), La chiave a stella, Einaudi, Torino, pp. 189.

TACCONI G. (2011), Da una nuova epistemologia della pratica lavorativa ad una nuova epistemologia della formazione professionale (paper).

TACCONI G. (2010), Dentro la pratica. La concomitante attenzione ai saperi disciplinari e al successo formativo degli allievi nel racconto di alcuni insegnanti-scrittori, «Rassegna CNOS» 26/2, pp. 167-183 [in: http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/riviste/Rassegna%20CNOS%20-%202010%20-%20n.2.pdf].

CNOS-FAP (2012), Dossier Istruzione e Formazione 2011-2012 (paper)

Reference books
Author Title Publisher Year ISBN Note
LIPARI D. Formatori. Etnografia di un arcipelago professionale FrancoAngeli 2012 978-88-568-4756-7 Quella di Lipari è una poderosa ricerca empirica qualitativa sulla poliedrica figura del formatore, realizzata nel 2011, per conto dell’Associazione Italiana Formatori (Aif). Il territorio esplorato è un vasto insieme di professionalità, difficile da circoscrivere, che comprende formatori/trici free-lance e formatori/trici operanti nell’area “risorse umane” di grandi e medie aziende o nelle pubbliche amministrazioni o nelle agenzie di formazione accreditate dalle Regioni, tutti gravitanti nel circuito dell’Aif, che rappresenta uno dei più importanti punti di riferimento associativo dei formatori italiani. La domanda principale a cui lo studio tenta di rispondere è: “chi e che cosa sono i formatori oggi in Italia?” e il focus dell’analisi è il loro agire pratico. Restando sempre ancorato ai dati raccolti sul campo – attraverso osservazioni etnografiche, interviste individuali e di gruppo, storie di vita che hanno coinvolto complessivamente più di un centinaio di formatori e formatrici – e assumendo una prospettiva ermeneutica, l’autore offre un importante contributo alla comprensione dell’identità professionale e sociale dei formatori. Il primo capitolo, riprendendo anche temi già presenti in un lavoro precedente dell’autore (Logiche di azione formativa nello organizzazioni, Guerini e Associati, Milano 2002), presenta una panoramica teorica sulle dinamiche evolutive della formazione in Italia, negli ultimi decenni, e costituisce lo sfondo all’interno del quale collocare la successiva esplorazione sulla figura del formatore e insieme la chiave interpretativa assunta dall’autore. Il secondo capitolo descrive accuratamente tre contesti di azione all’interno dei quali si danno le pratiche formative. Il cuore del libro è il terzo capitolo che dà conto dei principali risultati della ricerca offrendo una descrizione densa della formazione-in-azione e dei diversi modi di “fare formazione”. Vengono analizzate le classiche pratiche d’aula e quelle progettuali, ma anche le pratiche manageriali e organizzative, e infine quelle innovative della ricerca-azione e della facilitazione e quelle drammaturgiche. Il quadro dei modi di interpretare la pratica formativa è talmente articolato da indurre l’autore a parlare di “arcipelago professionale” Il quarto capitolo, sempre commentando i risultati della ricerca empirica, mette a fuoco i tanti modi in cui si diventa formatori e dunque i processi di formazione dei formatori. Il quinto capitolo mette a tema l’identità professionale e sociale dei formatori, dando voce ai modi in cui essi stessi si percepiscono e a come li si vede dall’esterno. La difficoltà di definire “chi e che cosa” sia il formatore sono legate all’instabilità endemica che oggi caratterizza sia questa figura professionale, sia i contesti (aziende, pubbliche amministrazioni, formazione professionale) all’interno dei quali si svolgono le sue pratiche. L’ultimo capitolo si interroga infine sull’esistenza di una comunità professionale dei formatori, sempre a partire dalle testimonianze raccolte. Il testo alterna esposizioni teoriche e letture interpretative con la narrazione di storie riguardanti i contesti d’azione dei formatori, ma soprattutto il loro modo di operare, i percorsi del loro apprendistato professionale, le loro percezioni identitarie. È proprio questa alternanza che rende il lavoro particolarmente convincente ed attraente. Nell’insieme si tratta di un’opera eccellente.
TACCONI G. La didattica al lavoro. Analisi delle pratiche educative nell'istruzione e formazione professionale FrancoAngeli 2011 9788856846034 Il libro offre una lettura trasversale di due ricerche empiriche realizzate nei Cfp della Federazione Cnos-fap (In pratica 1. La didattica dei docenti di area matematica e scientifico-tecnologica nell’IeFP e In pratica 2. La didattica dei docenti di area linguistica e storico-sociale nell’IeFP, dello stesso autore). Ne emerge un quadro di grande interesse, che illustra il variegato mondo della formazione professionale iniziale, a partire dalle voci dei docenti di area culturale in esso impegnati. La didattica che questo libro intende mettere a fuoco è “al lavoro” in molteplici sensi: lo è innanzitutto in quanto azione didattica che valorizza l’esperienza lavorativa come fonte di apprendimenti rilevanti e significativi; lo è poi come azione didattica rappresentata nel vivo del suo svolgersi, “al lavoro” appunto; lo è poi in quanto “pratica”, se pensiamo al fatto che l’intima qualità della pratica stessa – e dunque anche di quella formativa – è di essere sempre in corso d’opera, under construction, ancora una volta “al lavoro”. Il titolo indica dunque che ci si è voluti “tuffare” nelle pratiche formative, immergere in un’analisi delle stesse, che ne consentisse una specifica tematizzazione, capace di farne emergere tratti vivi ed essenziali, in particolare la loro centratura sul lavoro come ambito ricco di sapere. Le pratiche che vengono esplorate sono quelle di circa un centinaio di formatori e formatrici che operano nell’area dei cosiddetti “assi culturali”, all’interno dei Centri di formazione professionale (Cfp) salesiani, in otto regioni italiane. Questi enti svolgono un importante servizio per una fascia di utenza spesso segnata da un difficile rapporto con altri contesti scolastici e formativi. Ciò che emerge dalla ricerca, sia dal punto di vista metodologico che dal punto di vista dei risultati, assume però un valore che va oltre le realtà indagate. Esplorare le pratiche didattiche dei docenti di area culturale nei Cfp significa infatti illuminare la possibilità di accompagnare riflessivamente l’esperienza del lavoro e di allargare il concetto di formazione professionale alla formazione personale dei soggetti in essa coinvolti. L’esperienza lavorativa – sia quella dei docenti, sia quella degli allievi dei percorsi di Istruzione e formazione professionale (Ifp) – si configura come luogo pregno di saperi e generativo di sempre nuove conoscenze. Dopo un’introduzione che illustra i principi di fondo a cui si ispira una ricerca che voglia essere al tempo stesso utile e rigorosa, il libro dedica la prima parte a presentare i presupposti e le varie fasi del lavoro di ricerca. Viene offerta una specifica declinazione di quel tipo di ricerca che va sotto il nome di “analisi delle pratiche educative” e che, nel panorama della ricerca pedagogica e didattica, rappresenta una delle modalità più interessanti di intrecciare ricerca, riflessione e formazione dei formatori. La seconda parte, articolata in cinque capitoli, dà conto delle principali dimensioni di qualità dell’agire didattico che sono emerse dall’analisi dei dati raccolti. Si tratta delle strategie per aver cura della relazione, per gestire efficacemente la lezione, per valorizzare ai fini dell’apprendimento la concreta esperienza di vita degli allievi e regalare pensiero in particolare all’esperienza lavorativa, per impostare la valutazione come risorsa per l’apprendimento. La conclusione traccia un quadro di sintesi e nomina le questioni aperte su cui sembra opportuno continuare a pensare. Anche chi ha responsabilità per la formazione dei formatori o per le decisioni politiche riguardanti il sistema dell’Ifp nelle varie regioni e province autonome del nostro Paese, potrà trovare in ciò che emerge da questa ricerca indicazioni e spunti utili per valorizzare sempre di più il sapere che nasce dall’esperienza e la professionalità di tanti docenti e formatori che, nonostante un processo di delegittimazione in atto riguardo a tutte le figure che si occupano di insegnamento e formazione, fanno bene il loro mestiere.
PASTORE S. Lavoro e apprendimento. Intersezioni didattiche Guerini 2012 9788881073214 Lavoro e apprendimento da tempo sono al centro di un dibattito sulle dimensioni educative, sia nella prospettiva della formazione degli adulti, sia in prospettiva sociale. Secondo l’autrice, i termini “disegnano” nuovi punti di intersezione, particolarmente inerenti la riflessione didattica, da come si apprende il lavoro, da ciò che si apprende dal lavoro e al lavoro. Si tratta di mappare quelle caratteristiche ricorrenti tra l’idea di apprendimento in dimensione soggettiva e collettiva, definito nel testo come learning landscape, che costituisce oggi la centralità del dibattito sul learning. Un territorio che tende a convergere su tre aspetti ancora attuali: l’esperienza, la soggettività e la riflessività connessi al contesto lavorativo, inteso quale luogo di apprendimento e formazione. In tal senso, il lavoro e l’apprendimento non sono gerarchicamente distinti, ma piuttosto intersecati, incorporati (embedded) uno all’altro, nei quali situazioni formali ed informali intervengono costantemente a sostenere processi apprenditivi e di cambiamento. L’autrice si sofferma nel censire le zone che identificherebbero il learning landscape, ovvero quegli elementi normativi, culturali e psicologici (zone prossimali), economici, sociali e politici (zone distali) che influenzano quotidianamente i percorsi. Da un punto di vista epistemologico significa immaginare l’apprendimento come una praticalità, recuperando il pensiero recente dell’experience learning, inteso come un sapere prodotto non per la semplice partecipazione ed implicazione ad un contesto, quanto per l’essere pensosamente presenti rispetto all’esperienza, che introduce, di conseguenza, la stretta relazione con la riflessività intenzionale (metacognizione). La riflessività che conduce il soggetto all’analisi, all’osservazione, all’ascolto attento e critico e scandisce quel rispecchiamento tra ciò che si fa e ciò che richiede miglioramento e cambiamento. Al centro vi sarebbe un soggetto (adulto, lavoratore ecc.) interessato ad un paradigma educativo di auto-formazione, auto-organizzazione dei propri saperi; esso richiede ai soggetti di essere protagonisti della propria crescita personale e professionale. Il testo pone in continua relazione il tema “lavoro” con l’apprendimento: il lavoro, infatti, non è più inteso come erogazione di forza produttiva, ma come capitale intellettuale e relazionale che si rinnova attraverso l’apprendimento. Si introduce nel dibattito temi quali il work-related learning, che attesta una situazione plurale di apprendimento al lavoro, attraverso il lavoro con attenzione particolare a tutte quelle circostanze della pratica, come luoghi in cui è possibile partecipare ed apprendere. Si delinea un orientamento nel quale la prospettiva situazionale, l’epistemologia personale dei soggetti che apprendono sono agganciati ad una modalità attiva e significativa di apprendere ciò che elaborano dalle esperienze. Il lavoro, allora, diviene anche “occasione” e “strumento” di apprendimento. Ciò si verifica non attraverso modalità, strategie e tecniche comunicative e didattiche “a priori” definite, affinché divenga insegnabile, quanto attraverso situazioni più famigliari per il soggetto tali da facilitare il suo apprendimento. A questo livello la formazione è tesa alla ricerca di capacità combinatorie e generative, principalmente senza mediazioni dirette e spesso su piani informali. In chiave strettamente didattica l’autrice configura il ruolo di un formatore-docente nel e al lavoro come un facilitatore, un istigatore, un coach e un assessor, nessuno inteso nel senso definito e separato del termine, quanto piuttosto meticciati tra loro, spesso integrati. L’autrice si spinge ad individuare alcune strategie e dispositivi didattici che possono promuovere un work-based learning, come l’osservazione, l’imitazione, il feedback, accompagnati da capacità di ascolto, annotazione, ricordo. Ma, ci ricorda anche, che le opportunità di apprendimento necessariamente “devono” incontrare i bisogni dei soggetti lavoratori e forse, questa, è la sfida nel processo educativo delle due polarità, di cercare quei link tra livello soggettivo e organizzativo, di difficile distinguo. E, si ritorna, a due autentici principi pedagogici, quello della tempestività nell’identificare i bisogni e della significatività per i soggetti ivi implicati.

Assessment methods and criteria

Assessment modalities:
written examination. Further details will be provided at the beginning of the course. The assessment will also include an evaluation of a student’s personal written work to be approved by the teacher.

Notes
Course activities:
- teacher’s lectures. Students active participation will be fostered.
- Group activities on case studies and other practical tasks.
Students have to consult the Syllabus on the teacher’s personal page.

Teaching aids

Documents

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